venerdì 4 ottobre 2013

San Francesco nella musica

Partendo dalla musica classica, si può rintracciare, tra le opere del musicista ungherese Franz Listz, una delle Leggende, la prima per la precisione, che è ispirata alla Predicazione agli Uccelli, cioè ad uno dei capitoli che fanno parte dei Fioretti di S. Francesco.
Risale al 1924 l'opera musicale dello svizzero Hermann Suter intitolata Le Laudi di San francesco d'Assisi (op. 25) mentre è recentissima una partitura consistente (duemila pagine che contengono più di quattro ore di musica) che s'intitola San François d'Assise, l'autore è il francese Olivier Messiaen.
Per quanto riguarda la musica leggera, la prima canzone dedicata al poverello d'Assisi in ordine cronologico che ho rintracciato è San Francesco, lato B di un 45 giri di Rita Pavone datato 1964. Otto anni dopo ancora il lato B di un 45 giri, questa volta di Sergio Endrigo, porta il medesimo titolo: trattasi di una canzone nata dalla collaborazione tra il cantautore di Pola e Vinicius de Moraes. Sempre nel 1972 esce nelle sale il film di Franco Zeffirelli Fratello sole sorella luna le cui musiche sono di Riz Ortolani, comprese le tre canzoni che canta Claudio Baglioni intitolate: Fratello sole sorella luna, Canzone di San Damiano, Preghiera semplice. In un 33 giri dei Vianella uscito nel 1973 c'è anche una canzone intitolata San Francesco. Infine nel 2000 Angelo Branduardi ha pubblicato l'album: L'infinitamente piccolo, dove il cantautore lombardo compie un esperimento mai tentato in precedenza: mettere in musica la vita di San Francesco.
Ecco infine il testo della canzone di Sergio Endrigo dedicata al santo patrono d'Italia


SAN FRANCESCO

Guarda San Francesco 
Sul suo cammino 
A piedi nudi 
Il poverino 
Dorme la notte 
Presso il mulino 
Divide il pane 
Col contadino 
Guarda San Francesco 
Che va bel bello 
E non ha niente 
Nel suo fardello 
Saluta il vento 
Buon giorno amico 
E dice al fuoco 
Sei mio fratello 
Guarda San Francesco 
Sul suo cammino 
Che porta in braccio 
Gesù Cristino 
Inventa giochi per il Bambino 
Racconta favole all'uccellino 
Guarda San Francesco 
Sul suo cammino 

Guarda San Francesco 
Sul suo cammino.

domenica 8 settembre 2013

Pedro Pedreiro

È ancora attualissima una canzone di Chico Buarque de Hollanda che risale al 1966: Perdo Pedreiro; il testo parla di un uomo che allora sarebbe stato definito "proletario", ovvero una persona appartenente ad una categoria sociale molto bassa, uno squattrinato che ha sempre il problema di come sbarcare il lunario e passa la vita intera in attesa di una svolta, qualcosa che cambi drasticamente la sua vita in meglio, magari un aumento di stipendio o, nel migliore dei casi, una vincita alla lotteria. La canzone di Chico de Buarque fu cantata in italiano da Enzo Jannacci nel 1967, il titolo rimase tale e quale, come d'altra parte il testo, rielaborato da Giorgio Calabrese e dallo stesso Jannacci. Ecco la prima parte:

Pedro Pedreiro è pensoso e aspetta il tram,
domani forse dovrà aspettare ancora
per il bene di chi è bene e di chi è senza un soldo
Pedro Pedreiro resta pensieroso
e pensando il tempo passa
la gente resta indietro
aspettando aspettando aspettando
aspettando il sole, aspettando il tram,
aspettando l'aumento dell'anno passato
per il mese che viene.


Come è facile notare dalle parole della canzone che si ripetono con insistenza, l'aspettativa di Pedro è destinata a durare tutta la vita. Più avanti, parlando sempre delle aspettative di Pedro, il testo dice: «Pedro Pedreiro aspetta il carnevale / e la fortuna grossa col biglietto della lotteria / tutti i mesi»; qui mi pare si chiarifichi il vero sogno del protagonista: una improvvisa (e molto improbabile) vincita di una somma in denaro che porti un miglioramento decisivo nella grama vita di Pedro e lo renda finalmente felice, convinto com'è che nel denaro in quantità sproporzionata (e soltanto in quello ) risieda la felicità. Mi sembra che oggi, rispetto all'anno in cui uscì questa canzone, i tempi non siano per nulla cambiati, anzi, in giro per le città si possono incontrare moltissimi Pedri (almeno in Italia) che continuano a sperare in un enorme incasso giocando al Gratta e vinci o a qualche stupida lotteria, e quest'attesa quasi sempre, per non dire sempre, dura tutta la vita. Ma proseguiamo la lettura del testo:

[...]
Pedro Pedreiro aspetta anche la morte
oppure il giorno di tornare al nord
Pedro non sa ma forse, forse in fondo
aspetta qualcosa più bella del mondo
più grande del mar.
Ma perchè sognar se dà
la disperazione di aspettare ancora.
Pedro Pedreiro vuol tornare indietro,
esser solo muratore
senza aspettar,
aspettare aspettare aspettare,
aspettare il sole, aspettare il tram,
aspettare ancora quel famoso aumento,
aspettare un figlio che dovrà aspettare,
aspettare il premio della lotteria
aspettare la morte
aspettare un porto
aspettare di non aspettare più,
aspettare in fondo
niente altro che
la speranza afflitta infinita sfinita
che arrivi il suo tram.


Diceva un personaggio italiano assai famoso che, prima o poi, nella vita di ogni uomo si presenta un' occasione, un treno che passa e che va preso al volo, perchè forse non passerà mai più; ma per Pedro questo treno non è passato e non passerà mai, la sua vita trascorrerà perciò in perenne attesa di qualcosa che col tempo diverrà quasi indefinibile; se Pedro avrà un figlio, anche lui avrà la sorte del padre e così via per generazioni e generazioni che verranno tagliate fuori da qualsiasi possibilità di ricchezza a causa dei pochi detentori del potere e del denaro che egoisticamente escludono e sempre escluderanno intere classi sociali dal benessere e dalla possibilità di migliorare la loro vita. Agli esclusi non rimarrà che tentare all'infinito di ottenere quello che hanno i pochi fortunati con pochissimi mezzi a loro disposizione e con irrisorie possibilità di riuscita, rimanendo perciò al palo per l'eternità.

martedì 27 agosto 2013

Il rapimento di Fabrizio de Andrè e Dori Ghezzi

Fu una notizia scioccante per molte persone quella del rapimento del cantautore Fabrizio De Andrè e della sua compagna Dori Ghezzi, annunciata il 27 agosto del 1979. I due cantanti furono sequestrati da una banda mentre erano in Sardegna. Passarono più di quattro mesi. Poi, sia De Andrè che la Ghezzi furono liberati dai sequestratori dietro un cospicuo riscatto che fu versato dal padre del cantautore: Giuseppe De Andrè. Sull'argomento Fabrizio scrisse, in collaborazione con un altro cantautore: Massimo Bubola, una canzone intitolata Hotel Supramonte, prima traccia del lato B di Fabrizio De Andrè, Lp uscito nel 1981. In realtà l'hotel del titolo non esiste, Supramonte è il nome di una catena montuosa della Sardegna in cui in passato si nascondevano i banditi e i latitanti sardi. La trovata dell'hotel è quindi ironica, poichè il cantautore ligure in quei terribili quattro mesi di sequestro risiedette proprio in quella zona. Di seguito ecco il testo della canzone Hotel Supramonte.
 

HOTEL SUPRAMONTE
(M. Bubola - F. De Andrè)

E se vai all'Hotel Supramonte e guardi il cielo
tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo
e una lettera vera di notte falsa di giorno
e poi scuse accuse e scuse senza ritorno
e ora viaggi vivi ridi o sei perduta
col tuo ordine discreto dentro il cuore
dov'è il tuo ma dov'è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.
Grazie al cielo ho una bocca per bere e non è facile
grazie a te ho una barca da scrivere ho un treno da perdere
e un invito all'Hotel Supramonte dove ho visto la neve
sul tuo corpo così dolce di fame così dolce di sete
passera anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore
ma dov'è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.
E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome
ora il tempo è un signore distratto è un bambino che dorme
ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano
cosa importa se sono caduto se sono lontano
perché domani sarà un giorno lungo e senza parole
perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole
ma dov'è finito il tuo cuore, ma dov'è finito il tuo cuore.

domenica 25 agosto 2013

"Addio Elena" di Sergio Endrigo

Addio Elena è una canzone di Sergio Endrigo che fu pubblicata nel 1978 in un disco a 33 giri intitolato Donna mal d'Africa. Precisamente la canzone menzionata è la prima del lato B. Non fu uno dei più grandi successi di Endrigo, pur possedendo delle qualità non indifferenti, sia riferendosi alla musica che, soprattutto, alle parole. Il testo infatti è una sorta di commiato dalla donna amata da parte di un uomo malinconico e rassegnato. Si potrebbe definire una poesia crepuscolare per motivi che riguardano alcune frasi e molti vocaboli usati spesso dai cosiddetti poeti crepuscolari. Già dall'inizio della canzone si può intuire che l'uomo è stato lasciato dalla compagna e che si trova in casa, in una situazione di totale abbandono (i calzini bucati, il letto sfatto, la porta-finestra sgangherata ne sono la prova). Più avanti si capisce che la vita di coppia, nelle ultime fasi, era divenuta ormai estremamente noiosa e inutile, che si prolungava stancamente in azioni e riti abitudinari senza un preciso motivo e senza slanci. L'ultima parte del testo utilizza una serie di termini e di pensieri che evidenziano la vita fallimentare dell'uomo; e proprio la parola "fallimento" (riferita all'impresa) è ben presente, seguita dalla "Torre di Babele": costruzione di cui si parla nella Bibbia, destinata a crollare in eterno. Stesso discorso vale per il "veliero mai partito" e per l'estremo saluto del capitano dalla "nave ormai a fondo". Le ultime parole, tornando al crepuscolarismo, esprimono chiaramente la totale inutilità ed inadeguatezza della vita di un uomo che, si avverte palesemente, sembra godere della sua completa sconfitta.





ADDIO ELENA
(S. Endrigo - C. Mattone - S. Endrigo)

Io ti saluto Elena 
dai miei bottoni perduti 
dai buchi freddi dei calzini 
senza rancore e senza lacrime. 
Io ti saluto Elena 
dalle porte-finestre sgangherate 
dai letti sfatti da tre giorni 
dal mio cavallo a dondolo 
io ti saluto Elena. 

Dalle mie notti spettinate 
dai tuoi capricci da bambina 
dalle tue voglie ritardate 
da una rosa settembrina 
Dalle mie sbronze senza rete 
dalla nostra assemblea permanente 
dal ruggito del Black & Decker 
ti saluta il comandante. 

Da questa terra di nessuno 
dal fallimento dell'impresa 
dall'ultimo pane fatto in casa 
da questa Torre di Babele. 
Dal mio veliero mai partito 
dalle mie conchiglie usate 
dalla nave ormai a fondo 
ti saluta il capitano. 

Io ti saluto Elena 
da un aquilone senza filo 
dal filo senza palloncino 
da questi versi inutili 
io ti saluto Elena.

sabato 24 agosto 2013

Un Trio di Franz Schubert in "Barry Lyndon" di Stanley Kubrick

Il "Trio No. 2 in mi bemolle maggiore per pianoforte, violino e violoncello", D. 929 fu una delle ultime composizioni completate da Franz Schubert e risale al novembre del 1827. Fu pubblicata da Heinrich Albert Probst come opera 100 nel 1828, poco prima della scomparsa del musicista tedesco. A differenza di molte partiture musicali create negli ultimi anni della sua vita, Schubert fece in tempo ad assistere all'esecuzione di questo Trio prima di morire. Un fascino particolare possiede l'Andante con moto, secondo movimento del Trio che fu inserito da Stanley Kubrick nel suo capolavoro Barry Lyndon, questa decisione fu presa dal regista americano, pur sapendo che cronologicamente la musica di Schubert non poteva trovare spazio nella vicenda filmografica tratta dal romanzo Le memorie di Barry Lyndon di William Makepeace Thackeray (si parla infatti di un periodo compreso nella seconda metà del XVIII secolo); malgrado ciò, la maestria di Kubrick ha fatto sì che la sfasatura temporale non si notasse affatto nelle scene bellissime in cui si ascolta l'Andante e che si riferiscono al raffinato corteggiamento di Redmond Barry nei confronti di Lady Lyndon.






domenica 11 agosto 2013

Un eccezionale concerto per clarinetto di Mozart

Il Concerto per clarinetto e orchestra in la maggiore KV 622, fu composto da Wolfgang Amadeus Mozart poco tempo prima della sua precoce scomparsa. Trattasi di una delle composizioni più alte del musicista austriaco, ed è certamente l'opera più importante che vede come strumento solista il clarinetto, uno strumento a fiato nato alla fine del XVII secolo, il cui suono è molto affascinante. Tornando al concerto di Mozart, in particolare è notevolissimo il secondo movimento, ovvero l'Adagio, che racchiude armonie meravigliose, estasianti a tal punto che qualcuno le definì "ultraterrene", anche in riferimento al periodo in cui fu composto dal musicista austriaco. Molti sono i film che hanno utilizzato questo movimento come colonna sonora; mi piace ricordarne due in particolare: Padre padrone dei fratelli Taviani e La mia Africa di Sidney Pollack. Nel primo, tratto dal romanzo autobiografico omonimo di Gavino Ledda, il brano mozartiano viene utilizzato dal figlio per contrapporre alla cocciuta e violenta tirannia del genitore la forza, la libertà e la bellezza della cultura, rappresentata in questo caso dalla musica che Gavino fa ascoltare al padre tramite un apparecchio radio. Il secondo è un bel film degli anni ottanta interpretato magistralmente da Meryl Streep ed ispirato all'omonimo romanzo di Karen Blixen, scrittrice danese che grazie a questo capolavoro ottenne fama mondiale.


CONCERTO PER CLARINETTO E ORCHESTRA IN LA MAGGIORE KV 622

1. Allegro
2. Adagio
3. Rondò. Allegro



martedì 16 luglio 2013

Una musica di Johann Sebastian Bach

Il secondo movimento del Concerto per 2 clavicembali in do minore (BWV 1060) di Johann Sebastian Bach è un dolcissimo adagio la cui melodia, per chi l'ascolti soltanto una volta, è impossibile da dimenticare. Questo capolavoro del compositore tedesco è difficilmente databile perchè trattasi di una trascrizione di un altro concerto, sempre in do minore, di cui si conosce soltanto un abbozzo. Tale composizione semisconosciuta probabilmente Bach la aveva composta per violino ed oboe, tanto è vero che ne esiste una ricostruzione la quale si avvale proprio degli strumenti appena menzionati; in questa forma, soprattutto l'adagio ne acquista certamente vista la sonorità molto più suadente e viva che esprime lo strumento a fiato rispetto al clavicembalo. Vorrei ricordare almeno due grandi film che si avvalsero di questo movimento musicale per meglio caratterizzare alcune scene cinematografiche: ne Il vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, l'adagio è collocato nel momento in cui Giuseppe e Maria, fuggiti in Egitto insieme a Gesù a causa della "Strage degli innocenti" ordinata da Erode, ricevono la visita dell'angelo che gli annuncia la morte avvenuta di Erode e li esorta a tornare in Galilea. La musica, ascoltabile durante la scena idilliaca che vede Giuseppe e Maria entrambi sereni e sorridenti, probabilmente è stata scelta in quanto comunicatrice di pace e letizia. In Barry Lyndon di Stanley Kubrick la musica di Bach precede una scena quanto mai burrascosa, in cui il protagonista del film: Redmond Barry, picchia selvaggiamente il figliastro dopo che quest'ultimo lo aveva pubblicamente provocato ed umiliato. Da notare che nel film di Pasolini si ascolta la versione del concerto per violino ed oboe mentre nel film di Kubrick, dove si può osservare una scena che ricostruisce l'esecuzione del concerto all'interno di un'elegante sala e di fronte ad un pubblico di spettatori, l'oboe è sostituito da un flauto.


Johann Sebastian Bach (1685 - 1750)

Concerto in Do minore (BWV 1060) 

1. Allegro 
2. Largo ovvero Adagio 
3. Allegro