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domenica 6 luglio 2014

"Sarabande" di Georg Friedrich Händel

La Sarabanda, appartenente alla Suite per clavicembalo in Re minore numero 11 (HWV 437), è uno dei brani musicali più belli e famosi di Georg Friedrich Händel, musicista tedesco tra i più illustri del periodo barocco. Il IV movimento della Suite handeliana fu conosciuto dal grande pubblico quando il compositore statunitense Leonard Rosenman (1924-2008) lo riarrangiò inserendo nell'esecuzione archi e timpani; in tal guisa fu inserito da Stanley Kubrick nel suo capolavoro cinematografico Barry Lyndon (1975). Qui lo si può ascoltare nei momenti più emozionanti e trascinanti, dove assume un ruolo determinante, trasmettendo alle scene un'atmosfera di un fascino incredibile. Probabilmente Händel, quando compose questa indimenticabile melodia (scritta tra il 1703 ed il 1706), s'ispirò ad un'opera strumentale di Arcangelo Corelli: La Follia, ovvero una sonata (con variazioni sull'omonimo tema) inserita quale ultima dell'Op. 12 (1900) del musicista italiano. Per la stesura del brano citato, Corelli aveva preso a sua volta spunto da un tema musicale portoghese di origine popolare, nato tra il XVI ed il XVII secolo.   



lunedì 14 gennaio 2013

Il "Largo" dal concerto "L'Inverno" di Antonio Vivaldi

Il "Largo" del concerto in Fa minore "L'Inverno" (n. 4 dell'Op. VIII: Il Cimento dell'Armonia e dell'Inventione) di Antonio Vivaldi, è, se non il movimento più famoso delle celeberrime "Quattro Stagioni", sicuramente il più malinconico. La melodia è affidata ad un violino solista che viene accompagnato da un pizzicato di archi; l'autore ha voluto in questo brano dare la sensazione della pioggia che lentamente cade sul suolo ghiacciato. La parte del sonetto¹ che Vivaldi scrisse appositamente per questo movimento è la seguente: «Passar al foco i dì quieti e contenti / Mentre la pioggia fuor bagna ben cento». Tra i film che hanno utilizzato questo bellissimo capolavoro del barocco si possono citare Squadrone bianco di Augusto Genina e L'immorale di Pietro Germi, quest'ultimo presenta il "Largo" già nei titoli iniziali e vede come protagonista un maestro di violino (interpretato da Ugo Tognazzi).


NOTE
1)  Per i concerti de "Le Quattro Stagioni" Vivaldi compose quattro sonetti che descrivono ciascuna stagione.









lunedì 27 agosto 2012

"La Stravaganza" di Antonio Vivaldi



"La Stravaganza" è il titolo di un'opera di Antonio Vivaldi, esattamente la n. 4, che comprende 12 concerti per violino, archi e basso continuo. Cronologicamente "La Stravaganza" si pone tra due opere fondamentali e famosissime del musicista veneziano: "L'Estro Armonico" (op. 3, 1711) e "Il Cimento dell'Armonia e dell'Invenzione" (op. 8, 1725) e rappresentano un passo ulteriore in avanti verso quella perfezione del concerto barocco per violino che per Vivaldi sarebbe stata raggiunta proprio coi concerti delle "Quattro Stagioni" (presenti nell'ultima opera citata). Il titolo dell'op. 4 vuole significare l'intenzione, da parte del musicista, di non seguire uno schema prefissato, ma di potersi sbizzarrire a suo piacimento in percorsi alternativi e improvvisati, magari anche strani, ma che comunque privilegiano la libertà e l'estro del compositore su tutto il resto. I 12 concerti de "La Stravaganza" sono strutturati quasi tutti per uno strumento principe, in questo caso il violino.
 
 
 
 
ANTONIO VIVALDI (1678-1741)

La Stravaganza (op. 4)
 
 
 
Concerto N° 1 in B flat major, RV 383a

1. Allegro
2. Largo
3. Allegro
 

Concerto N° 2 in E minor, RV 279

1. Allegro
2. Largo
3. Allegro
 

Concerto N° 3 in G major, RV 301

1. Allegro
2. Largo
3. Allegro Assai
 

Concerto N° 4 in A minor, RV 357

1. Allegro
2. Grave
3. Allegro
 

Concerto N° 5 in A major, RV 347

1. Allegro
2. Largo
3. Allegro
 

Concerto N° 6 in G minor, RV 316a

1. Allegro
2. Largo
3. Allegro
 

Concerto N° 7 in C majior, RV 185

1. Largo
2. Allegro
3. Largo
4. Allegro
 

Concerto N° 8 in D minor, RV 249

1. Allegro - Adagio - Presto - Adagio
2. Allegro
 

Concerto N° 9 in F major, RV 284

1. Allegro
2. Largo
3. Allegro
 

Concerto N° 10 in C minor, RV 196

1. Spirituoso
2. Adagio
3. Allegro
 

Concerto N° 11 in D major, RV 204

1. Allegro
2. Largo
3. Allegro assai
 

Concerto N° 12 in G major, RV 298

1. Spirituoso e non presto
2. Largo
3. Allegro


martedì 21 agosto 2012

Tomaso Albinoni: "12 concerti per violino, archi e cembalo" (op. 10)

Nel 1735, anno di uscita dei "12 Concerti" che formano l'Opera 10 di Tomaso Albinoni, erano ormai passati quindici anni dall'ultima pubblicazione di Concerti da parte del musicista veneziano (L'Opera 9 risale infatti al 1922). Eppure, proprio a quel tempo, l'editore Michel-Charles Le Cène di Amsterdam aveva fatto circolare per un po' di tempo la notizia di una nuova imminente pubblicazione: i 12 concerti dell'Opera 10 di Albinoni.
Questi concerti segnano così il confine di un quarantennio di attività straordinaria da parte di Albinoni, che racchiude anche il meglio della musica venziana e del concerto barocco. Aveva iniziato a pubblicare la sua musica alla fine del XVII secolo definendosi un "Musico di violino, dilettante veneto", dimostrandosi in tal modo assai modesto. All'inizio del Settecento, entrò di diritto a far parte dell'élite di quella Musica del Barocco veneziano che comprendeva nomi illustri o meno come Antonio Vivaldi, Antonio Lotti, Giovanni Legrenzi, Carlo Francesco Pollarolo, Francesco Gasparini, i fratelli Alessandro e Benedetto Marcello e tanti altri. Fu proprio Albinoni, insieme a Vivaldi, a portare in auge dapprima il concerto grosso e poi il concerto in stile italiano (che prevede i tre movimenti Allegro - Adagio - Allegro), nonchè il concerto ad un solo strumento; di quest'ultimo anzi, si può ben dire che ne fu l'inventore, come dimostra l'Opera 2, dove, nei 6 concerti a 5, un violino ricopre il ruolo principe. Gli ultimi concerti ascoltabili nell'Op. 10, mostrano che Albinoni rimase fedele alla sua linea musicale, pur apportando alcune varianti al suo modo di comporre: elementi di una evoluzione sovente vicina alle nuove generazioni, fautrici di una musica ormai a metà tra barocco e classicismo si nota in questi concerti godibilissimi, che sanciscono la fine di una carriera strepitosa.
 
 
 
Tomaso Albinoni (1671-1751)
DODICI CONCERTI OP. 10 PER VIOLINO, ARCHI E CEMBALO
 

CONCERTO No. 1
B flat major

1. Allegro
2. Adagio
3. Allegro
 

 
CONCERTO No. 2
G minor

1. Allegro
2. Andante
3. Allegro
 
 

CONCERTO No. 3
C major

1. Allegro
2. Adagio
3. Allegro
 

 
CONCERTO No. 4
G major

1. Allegro
2. Andante
3. Allegro
 

 
CONCERTO No. 5
A major


1. Allegro
2. Andante
3. Allegro
 
 

CONCERTO No. 6
D major

1. Allegro
2. Larghetto
3. Allegro
 
 

CONCERTO No. 7
F major

1. Allegro
2. Andante
3. Allegro
 

 
CONCERTO No. 8
G minor

1. Allegro
2. Largo
3. Allegro
 

 
CONCERTO No. 9
C major

1. Allegro
2. Larghetto
3. Allegro
 

 
CONCERTO No. 10
F major

1. Allegro
2. Larghetto
3. Allegro
 

 
CONCERTO No. 11
C major

1. Allegro
2. Larghetto
3. Allegro
 
 

CONCERTO No. 12
B flat major

1. Allegro
2. Adagio
3. Allegro.


sabato 12 maggio 2012

Arcangelo Corelli: "12 Concerti Grossi" (op. 6)


Le migliori composizioni musicali di Arcangelo Corelli si situano, cronologicamente, in un periodo tra i più fulgidi per la storia della musica classica italiana: quello del barocco; anche la città in cui Corelli viveva e lavorava, Roma, da questo punto di vista era il luogo ideale per creare dei capolavori che potevano qui trovare molti estimatori, tra i quali si possono ricordare la Regina Cristina di Svezia, la principessa Maria Livia Spinola Borghese, i cardinal Benedetto Pamphili e Pietro Ottoboni, il marchese Francesco Maria Rispoli. A questi illustri personaggi, tutti appassionati ed esperti di musica, si dovrebbero aggiungere le scuole artistiche presenti nella capitale italiana all'epoca quali L'Accademia dell'Arcadia per la poesia e l'Accademia Nazionale di San Luca per la pittura. Inoltre contribuivano ad un clima ideale per le migliori espressioni artistiche le presenze di molti ambasciatori presso la Santa Sede oltre alle numerosissime feste e celebrazioni che si susseguivano nella città durante tutto l'anno e che vedevano l'esecuzione di musica classica come usanza mai disattesa. Roma era letteralmente colma di musicisti impegnati presso membri dell'aristocrazia locale o presso eminenti personaggi della chiesa, cosicchè essi avevano modo sia d'insegnare musica, sia di suonare presso le varie orchestre pubbliche e private. In questo ambiente così favorevole si sviluppò il talento musicale di Arcangelo Corelli, che in breve divenne insigne musicista e stimato direttore d'orchestra. Divise il suo tempo tra l'elaborazione di lavori "privati" e "pubblici", le sue opere più conosciute sono le "Sonate a tre" delle opere 1-4, le Sonate per strumento solista dell'Opera 5 e, soprattutto, i Concerti Grossi dell'Opera 6. Questi ultimi, furono pubblicati in edizione lussuosa da Estienne Roger ad Amsterdam nel 1714, con un titolo lunghissimo che riporto:
Concerti Grossi con duoi Violini e Violoncello di Concertino obligati e duoi altri Violini, Viola e Basso di Concerto Grosso ad arbitrio, che si potranno raddoppiare
Questi dodici concerti, insieme a poco altro, sono tutto ciò che rimane oggi delle composizioni per orchestra di Arcangelo Corelli, e, in verità, rappresentano solamente una piccolissima parte della enorme opera del musicista ravennate, scritta in ben quarant'anni di vita artistica svoltasi per intero nella capitale italiana, ma certamente costituiscono il momento più alto e più imitato della musica corelliana oltre che uno dei capolavori indiscussi del concerto barocco.
 
 
Arcangelo Corelli
12 CONCERTI GROSSI, op. 6
 

Concerto no. 1 in D major

1. Largo
2. Allegro
3. Largo - Allegro
4. Allegro
5. Largo
6. Allegro
7. Allegro
 

Concerto no. 2 in F major

1. Vivace - Allegro - Vivace - Allegro - Largo Andante
2. Allegro
3. Grave - Andante Largo
4. Allegro
 

Concerto no. 3 in C minor

1. Largo
2. Allegro
3. Grave
4. Vivace
5. Allegro
 

Concerto no. 4 in D major

1. Adagio - Allegro
2. Adagio
3. Vivace
4. Allegro
 

Concerto no. 5 in B flat major

1. Adagio - Allegro - Adagio
2. Adagio
3. Allegro - Adagio
4. Largo - Allegro
 
Concerto no. 6 in F major

1. Adagio
2. Allegro
3. Largo
4. Vivace
5. Allegro
 

Concerto no. 7 in D major

1. Vivace - Allegro
2. Adagio
3. Allegro
4. Andante Largo
5. Allegro
6. Vivace
 

Concerto no. 8 in G minor (Concerto di Natale)

1. Vivace - Grave. Arcate, sostenuto e come stà
2. Allegro
3. Adagio - Allegro - Adagio
4. Vivace
5. Allegro
6. Largo. Pastorale ad libitum
 

Concerto no. 9 in F major

1. Preludio: Largo
2. Allemanda: Allegro
3. Corrente: Vivace
4. Gavotta: Allegro
5. Adagio
6. Minuetto: Vivace
 

Concerto no. 10 in C major

1. Preludio: Andante Largo
2. Allemanda: Allegro
3. Adagio
4. Corrente: Vivace
5. Allegro
6. Minuetto: Vivace

 
Concerto no. 11 in B flat major

1. Preludio: Andante Largo
2. Allemanda: Allegro
3. Adagio
4. Andante Largo
5. Sarabanda: Largo
6. Giga: Vivace
 

Concerto no. 12 in F major

1. Preludio: Andante
2. Allegro
3. Adagio
4. Sarabanda: Vivace
5. Giga: Allegro
 

domenica 15 aprile 2012

I concerti per clavicembalo del "Buranello"


Baldassarre Galuppi (detto il Buranello) è stato un compositore italiano. Nacque nel 1706 a Burano e morì a Venezia nel 1785. Giovane, fu allievo di Antonio Lotti; il suo primo successo porta la data del 1728 ed è il lavoro teatrale "Gl'odj delusi dal sangue" (scritto insieme a Giovanni Battista Pescetti); fu da allora che Galuppi si dedicò principalmente alla composizione di opere destinate ad essere eseguite nei teatri di Venezia. Dopo un soggiorno a Londra (nel 1741) Galuppi tornò nella sua Venezia iniziando a comporre, oltre alle opere, anche degli oratori, tra i quali si segnalano "Isaac", del 1745, e "Adamo", composto nel 1747. Nel 1749 il musicista veneto iniziò la sua fortunata attività di operista comico con "L'arcadia di Brema" del grande Carlo Goldoni, che da quel momento divenne il suo principale librettista. Nel 1765 Galuppi si trasferì in Russia, presso la corte di Caterina II e vi rimase per tre anni creando opere teatrali ("Ifigenia in Tauride"), sonate per strumenti a corda e opere corali. Il suo ultimo capolavoro per il teatro, datato 1773, fu "La serva padrona"; da allora in poi compose soltanto oratori e musica sacra. Galuppi è autore di diverse composizioni per clavicembalo, fra cui anche otto concerti, la cui datazione è incerta. Dall'ascolto (in vero assai piacevole) di essi, si può ben notare uno stile che traccia i confini tra il barocco ed il classico.
 
 
 
OTTO CONCERTI PER CLAVICEMBALO
di Baldasarre Galuppi


Concerto in D Major
1. Allegro moderato
2. Andante
3. Allegro
 
Concerto in C Major
1. (Allegro)
2. Largo
3. Allegro
 
Concerto in E flat Major
1. Allegro ma non presto
2. Largo
3. Allegro
 
Concerto in G Major
1. Allegro
2. Andantino con moto
3. Allegro
 
Concerto in F Major
1. Allegro
2. Andante
3. Allegro ma non presto
 
Concerto in C Minor
1. Allegro assai
2. Andantino
3. Allegro ma non presto
 
Concerto in A Major
1. Non tanto allegro
2. Andante
3. Allegro
 
Concerto in F Major
1. Allegro non tanto
2. Grave
3. Presto
 

venerdì 24 febbraio 2012

Music for the Royal Fireworks di George Frideric Handel

"Music for the Royal Fireworks" (Musica per i Reali Fuochi d'artificio) HWV 351 è una delle opere per orchestra più conosciute di George Frideric Handel. Si tratta di una suite orchestrale commissionata ad Handel dal re Giorgio II d'Inghilterra e fu composta per commemorare la pace di Aix-la-Chapelle che sancì la fine della guerra di successione austriaca. Una elaborata esibizione di fuochi artificiali fu progettata a Londra e il 21 aprile del 1749 una enorme quantità di folla intasò London Bridge, dove la gente attendeva la prova pubblica della "Music for the Royal Fireworks" ai Giardini Vauxhall. Per accontentare re Giorgio II, Handel originariamente allestì un'orchestra militare di proporzioni gigantesche: ventiquattro oboi, nove corni, nove trombe, tre gruppi di timpani, dodici fagotti e un controfagotto, più una serie completa di archi.
 

George Frideric Handel (1685-1759)

MUSIC FOR THE ROYAL FIREWORKS

1. Overture: Adagio, Allegro, Lentement, Allegro
2. Bourée
3. La Paix: Largo alla siciliana
4. La Réjouissance: Allegro
5. Menuets I e II

venerdì 10 febbraio 2012

I "Concerts royaux" di François Couperin


Discendente di un'ampia famiglia di musicisti, François Couperin fu il più grande compositore del medio-barocco in Francia. Visto da un punto di vista storico, oggi, egli occupa uno dei posti più importanti tra Lully e Rameau nella storia della miglior musica francese. Coperin prese il posto di suo zio e di suo padre come organista alla prestigiosa Chiesa di S. Gervaso, a Parigi, e non molto tempo dopo fu scelto dal Re di Francia come uno degli organisti della "Cappella del re". A 21 anni pubblicò la sua prima opera: "Pièces d'orgue". Anche se fu soprattutto un organista, Couperin se la cavava anche come suonatore di clavicembalo, nonchè come compositore di musica da camera.
Quando il Re di Francia organizzò dei concerti domenicali alla sua corte Couperin concepì i suoi "Concerts royaux". Egli stesso partecipò a tali concerti come clavicembalista. I "Concerts royaux furono pubblicati nel 1722, ma la loro stesura avvenne tra il 1714 e il 1715. Visto che nella pubblicazione non esistono indicazioni riguardo all'uso degli strumenti, questi concerti possono essere eseguiti con clavicembalo solo o con un'orchestra strumentale. Non esistono veri e propri concerti che si rifanno a quelli italiani ma suites nella tradizione francese; tuttavia, Couperin cercò d'integrare elementi dello stile italiano all'interno di questi deliziosi lavori. Pochi anni dopo, la musica di Corelli avrebbe influenzato molti compositori francesi, portandoli a suonare e a creare musica nello stile italiano. Restando però al periodo in cui furono pubblicati i "Concerts royaux" è lecito affermare che rappresentino una delle opere migliori e maggiormente originali.
 

CONCERTS ROYAUX 
 
Premier concert

Prélude (Gravement)
Allemande (Légèrement)
Sarabande (Mesuré)
Gavotte (Notes égales et coulées)
Gigue (Légèrement)
Menuet en trio
 
 
Deuxième concert

Prélude (Gracieusement)
Allemande fuguée (Gayement)
Air tendre
Air contre-fugué (Vivement)
Echos (Trendrement)
 
 
Troisième concert


Prélude (Lentement)
Allemande (Légèrement)
Courante
Sarabande (Grave)
Gavotte
Muzette
Chaconne (Légère)
 
 
Quatrième concert


Prélude (Gravement)
Allemande (Légèrement)
Courante françoise (Galamment)
Courante à l'italiéne (Pointé-coulé, gayement)
Sarabande (Très tendrement)
Rigaudon (Légèrement et marqué)
Forlane (Gayement)

venerdì 3 febbraio 2012

La musica strumentale a Venezia nel periodo del barocco

Nella storia della musica, esiste un periodo che in sostanza si può identificare tra l'ultimo decennio del XVII secolo e il primo trentennio del XVIII secolo, e che più o meno coincide col periodo del barocco, in cui la città di Venezia si trova al centro dell'attenzione, in quanto proprio lì vengono stampate le opere di musicisti importanti che hanno portato un rinnovamento decisivo nel modo di comporre musica; in special modo se si parla di concerti, dopo la nascita del "Concerto grosso" ad opera di Arcangelo Corelli, è proprio a Venezia che nascono opere geniali e rivoluzionarie in cui tale forma musicale vede principalmente un solo strumento solista che domina la scena. Ovviamente, quando si parla di musicisti veneziani del barocco, è facile pensare ai nomi di Antonio Vivaldi e di Tomaso Albinoni, ma ne esistono anche altri che, pur non essendo famosi come i due citati, hanno contribuito a rendere la città lagunare famosa per le soavi musiche primo-settecentesche, in modo da poter affermare che, musicalmente parlando, Venezia vada considerata come "città del barocco" per eccellenza. Questi musicisti non necessariamente veneziani, che però a Venezia pubblicarono alcune delle loro opere più significative sono: Giorgio Gentili, Alessandro Marcello, Benedetto Marcello, Carlo Antonio Marini, Giulio Taglietti, Luigi Taglietti, Marc'Antonio Ziani. Di seguito riporto alcune opere di musica strumentale che furono pubblicate in Venezia tra il 1690 e il 1720. L'ordine che ho seguito è quello alfabetico.
 




 
Tomaso Albinoni (1671-1751)
Sonate a 3, op. 1 (1694)
Sinfonie e Concerti a 5, op. 2 (1700)
Concerti a 5, op. 5 (1707)
 
 
Giorgio Gentili (1668-1731)
12 Sonate, op. 1 (1701)
12 Capricci, op. 3 (1706)
12 Sonate, op. 4 (1707)
12 Concerti, op. 5 (1708)
12 Concerti, op. 6 (1716)
 
 
Alessandro Marcello (1684-1750)
 
 
Benedetto Marcello (1686-1739)

12 Concerti a 5, op. 1 (1708)
 
 
Carlo Antonio Marini (1670-1717)
Suonate a 3 et a 5 (1693)
Suonate a tre e a 4, op. 6 (1701)
Sonate a tre (1704)
Sonate a violino solo (1705)
 
 
Giulio Taglietti (1660-1718)
Concerti e sinfonie a 3 (1696)
Pensieri musicali (1707)
 
 
Luigi Taglietti (1668-1715)
Sonate a violino e violoncello, op. 4 (17..)
Concerti e preludi, op. 5 (1708)
 
 
Antonio Vivaldi (1678-1741)
12 sonate per due violini, op. 1 (1703)
12 sonate per violino, op. 2 (1708)
 
 
Marc'Antonio Ziani (1653-1715)

giovedì 2 febbraio 2012

Il Concerto per oboe, archi e basso continuo di Alessandro Marcello

Il nome di Alessandro Marcello certo non è ricordato come quelli di Antonio Vivaldi e Tomaso Albinoni, ma anch'esso fu un musicista attivo a Venezia nel periodo del barocco e scrisse concerti, sonate e cantate di ottimo valore. Marcello oltre che alla musica, dedicò i suoi interessi anche ad altre discipline come la letteratura e la matematica; anche suo fratello Benedetto fu apprezzato musicista. Il nome di Alessandro è oggi legato al suo celeberrimo Concerto per oboe, archi e basso continuo che per lungo tempo fu attribuito al fratello. Del concerto citato colpisce particolarmente, per la bellezza rarissima che lo contraddistingue, il secondo movimento: l'Adagio. Possiede un andamento malinconico e una melodia molto affascinante che lo rendono unico e indimenticabile: sicuramente va annoverato tra le migliori cose nate nell'epoca del barocco. Fu inserito in vari film, più o meno famosi, tra questi è giusto ricordare almeno Anonimo veneziano di Enrico Maria Salerno, dove il concerto in questione viene citato (e viene eseguito proprio il 2° movimento) come se fosse ancora incerta (da qui il titolo del film) la sua paternità.
 

Alessandro Marcello (1684-1750)

CONCERTO IN RE MINORE PER OBOE, 2 VIOLINI, VIOLA E BASSO CONTINUO

1 Andante
2 Adagio
3 Allegro

lunedì 30 gennaio 2012

L'Estro Armonico di Antonio Vivaldi


"L'Estro Armonico" è il titolo di un'opera sinfonica di Antonio Vivaldi che comprende dodici concerti per orchestra ed archi. Fu pubblicata ad Amsterdam, forse nel 1711, e rappresenta un capolavoro rivoluzionario per quel che concerne la storia del concerto nella musica classica. Infatti è con questi componimenti che si attua il passaggio dal concerto grosso (inaugurato da un altro celebre musicista italiano: Arcangelo Corelli) al concerto per strumento solista. "L'Estro Armonico" ebbe un immediato successo in tutta Europa, e musicisti di fama, come ad esempio il tedesco Joachim Quantz, ne rimasero entusiasti; anche Johann Sebastian Bach apprezzò molto quest'opera, tanto da trascrivere alcuni dei concerti vivaldiani, usando però, al posto degli archi, il clavicembalo e l'organo. Altri compositori come Telemann, Leclair, Locatelli e Tartini si basarono su questi concerti per creare alcune delle loro migliori opere. Un'altra novità qui presente, che diverrà norma nei futuri due secoli, è rappresentata dalla presenza, per ogni concerto, di tre movimenti. Per quel che riguarda l'uso delle musiche dell'opera 3 di Vivaldi nel miglior cinema, tra i molti lungometraggi, si ricorda uno dei primi capolavori di Werner Herzog: Fata Morgana, un film unico per originalità e stranezza che, tra varie musiche un po' di tutti i tipi, contiene anche dei brani tratti da "L'Estro Armonico".
 
 

Antonio Vivaldi (1678-1741)
 
L'Estro Armonico, op. 3


No. 1 in D major RV 549 (con quattro violini)
I Allegro
II Largo e spiccato
III Allegro
 
No. 2 in G minor RV 578 (con due violini e violoncello)
I Adagio e spiccato
II Allegro
III Larghetto
IV Allegro
 
No. 3 in G major RV 310 (con violino solo)
I Allegro
II Largo
III Allegro
 
No. 4 in E minor RV 550 (con quattro violini)
I Andante
II Allegro assai
III Adagio
IV Allegro
 
No. 5 in A major RV 519 (con due violini)
I Allegro
II Largo
III Allegro
 
No. 6 in A minor RV 356 (con violino solo)
I Allegro
II Largo
III Presto
 
No. 7 in F major RV 567 (con quattro violini e violoncello)
I Andante
II Adagio
III Allegro
IV Adagio
V Allegro
 
No. 8 in A minor RV 522 (con due violini)
I Allegro
II Larghetto e spiritoso
III Allegro
 
No. 9 in D major RV 230 (con violino solo)
I Allegro
II Larghetto
III Allegro
 
No. 10 in B minor RV 580 (con quattro violini e violoncello)
I Allegro
II Largo - Larghetto
III Allegro
 
No. 11 in D minor RV 565 (con due violini e violoncello)
I Allegro - Adagio spiccato e tutti - Allegro
II Largo
III Allegro
 
No. 12 in E major RV 265 (con violino solo)
I Allegro
II Largo
III Allegro

La Musica da tavola

La "Musica da tavola" o "Tafelmusik" consiste in un genere vero e proprio della musica classica che, in special modo nel XVII e nel XVIII, fu composto per rallegrare e rendere più gradevoli i banchetti. Come dice espressamente il termine, tale musica veniva ascoltata durante i pasti, soprattutto se questi si svolgevano all'aperto. In realtà nella storia dell'umanità c'è sempre stata la tradizione di ascoltare musiche e canti durante i banchetti (era usuale al tempo dell'antico Egitto così come nell'antica Grecia e nell'antica Roma) ma solo a partire dal 1600 circa questa che potremmo definire un'usanza divenne un genere musicale a tutti gli effetti; cosicchè molti musicisti di valore cominciarono a comporre opere che poi rientreranno ufficialmente nel genere della "Tafelmusik". Il più bravo in questo specifico campo è stato Georg Philipp Telemann, compositore tedesco del periodo barocco, che pubblicò nel 1733 un'opera (col nome generico di Tafelmusik) per la quale ancor oggi il suo nome è ricordato. La Tafelmusik di Telemann è stata creata specificatamente per strumenti solisti e si struttura in tre sezioni, ciascuna sezione comprende rispettivamente: un overture seguita da una suite, un quartetto, un concerto, un trio, un brano per strumento solista e una conclusione. Nel creare il suo capolavoro Telemann attinse un po' da tutta la musica migliore del periodo: la melodia dei musicisti veneziani (Vivaldi e Albinoni), lo stile dolce e "romano" di Arcangelo Corelli, le affettate galanterie dei musicisti francesi di corte, ma alla base della sua musica c'è soprattutto la tradizione tedesca, alla quale Telemann cercò di rimanere fedele e per questo, almeno alla sua epoca, fu ampiamente apprezzato dai suoi connazionali arrivando perfino a rivaleggiare col suo conterraneo più illustre Johann Sebastian Bach. La Tafelmusik telemaniana è stata scelta da Ermanno Olmi quale colonna sonora del suo film Lunga vita alla signora! che vinse il Leone d'Argento al Festival Cinematografico di Venezia del 1987. La scelta di Olmi è chiaramente suggerita dal fatto che il suo lungometraggio è incentrato su una cena importante, organizzata da una misteriosa signora all'interno di un grande castello. Grazie anche all'ottima qualità del film, la musica di Telemann risulta più che mai piacevole e rilassante.

Water Music di George Frideric Handel

Quando Giorgio I nel 1714 salì al trono d'Inghilterra non parlava l'inglese in modo perfetto, così cercò in tutti i modi di delegare gli affari e le incombenze della politica su altri personaggi più preparati dedicandosi completamente ai propri piaceri. Questo significava anche viaggiare per l'Europa e spendere molto tempo con le sue due mogli, cercando il divertimento nelle feste ricche in cui fosse presente anche della buona musica. Come riportò anche il Daily Courant, una occasione del genere si svolse la sera del 17 giugno 1717, quando il re, insieme a molti suoi cortigiani, viaggiò sul tratto di fiume tra Whitehall e Chelsea, accompagnato da una imbarcazione di musicisti che eseguirono le composizioni più belle scritte espressamente per questa occasione dal signor Handel. Queste musiche piacquero così tanto al re e alla sua corte che fu chiesto fossero rieseguite per ben tre volte lungo il percorso di andata e di ritorno. La "Water Music" è divisa in tre suites differenti per tonalità e strumentazioni. I brani, che richiedono l'uso di strumenti dal suono fievole e delicato meriterebbero di essere ascoltati in un luogo chiuso; ma i brani in cui si fa uso di strumenti a fiato (a questi si riferiva il Daily Courant) richiedono una forza elevata dei legni ed ottengono l'effetto migliore se eseguiti all'aperto. Nei movimenti che si rifanno alle danze, Handel propose una deliziosa mescolanza di stili nazionali, mentre l'uso dei ritmi sincopati, derivanti da tradizionali balli inglesi, può essere visto come un gentile omaggio alla sua patria adottiva.
 


George Friderich Handel (1685-1759)


WATER MUSIC


Suite No. 1 HWV 348

I Ouverture: Largo - Allegro
II Adagio e staccato
III [Allegro]
IV Andante
V [Tempo di Minuetto]
VI Air
VII Minuet
VIII Bourée
IX Hornpipe
X Allegro moderato
 
 
Suite No. 2 HWV 349

XI [Andante/Allegro]
XII Alla Hornpipe
XIII Minuet
XIV Lentement
XV Bourée
 
 
Suite No. 3 HWV 350

XVI [Menuet]
XVIII Rigaudon
XVIII [Rigaudon]
XIX Menuet
XX [Menuet]
XXI [Affettuoso]
XXII [Cantabile]