Grazie a youtube sono venuto a conoscenza di un
gran numero di video musicali compresi, all'incirca, tra il 1975 ed il 1979,
che riguardano i maggiori successi di musica leggera di quel quinquennio: un
periodo di cui ho molti bei ricordi. Ebbene mi sono reso conto di quanto mi
piaccia certa musica che imperversava in quegli anni, e che, fino a poco tempo
fa non consideravo o, in alcuni casi, disprezzavo. La maggior parte dei video
che ho osservato sono tratti da storiche trasmissioni televisive inglesi,
francesi e tedesche, come Top of the Pop,
Mélody Variétés e Disco. Alcuni
protagonisti della scena musicale di allora, apparivano spesso anche nella TV
nazionale italiana (all'epoca c'era soltanto la Rai), in programmi dedicati al
genere musicale in questione, come Discoring,
o nella serata finale del Festivalbar.
Tra questi, io che ero ancora un bambino, ma già, in qualche modo seguivo il
mondo della musica pop, ricordo i Bee Gees, i Boney M, gli Abba, i Wings, Elton
John, Donna Summer, Kate Bush, i Blondie ecc. Altri non li ricordavo affatto, o
perché non ebbi l'occasione di vederli nel grande schermo, oppure per il
semplice fatto che in Italia non ottennero il successo conquistato in altri
paesi europei; tra quest'ultimi, sono stati per me delle gradite sorprese
personaggi come Eric Carmen, Tina Charles, Barry Manilow, Bonnie Tyler, Al
Stewart; nonché gruppi più o meno famosi (Santa Esmeralda, Baccara, BZN,
Pussycat, Brotherood of Man ecc.). Ho consultato le classifiche annuali europee
dei 45 giri di quegli anni (soprattutto musiksampler.de,
Hit Parade France, UK Music Charts, dutchcharts.nl e ultrapop.be), notando che, sebbene
sporadicamente, nei primi posti compariva anche qualche cantante o gruppo
italiano. A parte Umberto Tozzi, di cui già sapevo, ho, non senza sorpresa,
letto i nomi di Raffaella Carrà, di Adriano Celentano e degli Oliver Onions;
più raramente c'erano anche quelli di Donatella Rettore, dei Santo California,
delle sorelle Loretta e Daniela Goggi e di Bino (chi era costui?). Questi video
musicali sono molto più ben conservati rispetto a quelli italiani, e rivelano
un'ottima qualità dell'audio; forse anche per questi motivi, insieme a quelli
che riguardano la coreografia e il fascino di tante donne che vi compaiono, ho
rivalutato un po' tutta quella fase della musica leggera internazionale,
trovandola più bella e interessante di come la trovavo in precedenza. Anche
alcuni brani musicali che si rifanno decisamente al genere della disco music, di cui non sono mai stato
un appassionato, mi sembrano ora godibili. Ad esempio, riguardando alcune cose
di Amanda Lear, di Gloria Gaynor, degli stessi Bee Gees e di altri ancora che
un tempo aborrivo, mi accorgo ora che non erano affatto da buttare; questo
discorso è ancor più valido quando vado a rivedere ciò che apparve nel
quinquennio successivo (la prima metà degli anni '80); allora mi rendo conto di
come fosse di gran lunga migliore il livello qualitativo della musica degli
anni '70, compresa quella dei primi cinque anni, che ho analizzato in modo meno
approfondito, ma che certamente presenta molti aspetti interessanti e
coinvolgenti. Insomma, guardando e riguardando quei video su youtube, grazie ai colori vivi, alla
nitidezza e all'ottima qualità dell'audio, ho, a volte, l'impressione di
rivivere quel tempo.
mercoledì 20 giugno 2018
mercoledì 5 luglio 2017
Lontano, lontano
Quando, nel 1966,
uscì il 45 giri che conteneva la sua canzone intitolata Lontano, lontano, sembra che Luigi Tenco non fosse molto
soddisfatto dell'evento, visto che, avendo ascoltato alcune dichiarazioni di
coloro che in quel periodo lo frequentavano assiduamente, aveva già abbracciato
le tematiche della canzone impegnata. Quel testo che poteva definirsi
"romantico", ed anche, in qualche modo, quella musica,
rappresentavano quindi una tappa ormai superata dal cantautore ligure. Lo sta a
dimostrare anche il lato B dello stesso disco, che contiene Ognuno è libero: brano decisamente più
rock, molto polemico nei confronti di chi non sa accettare la libertà, la
fantasia e la stravaganza di coloro che decidono di apparire in modo diverso
rispetto ai canoni comuni, vestendo abiti strani, facendosi crescere barba e
capelli ecc. Una canzone, insomma, che, mostrava la completa solidarietà del
cantautore nei confronti delle nuove generazioni (i cosiddetti capelloni), e
che affrontava uno dei temi molto scottanti di allora. Anche l'album che uscì,
sempre nel 1966, presso la RCA (la nuova casa discografica di Tenco, visto che
fino all'anno precedente incideva i suoi dischi presso la Jolly), comprendeva
quasi tutte canzoni con testi "impegnati" come Io sono uno, Un giorno di
questi ti sposerò, Un giorno dopo
l'altro, E se ci diranno...
comprese anche le due che Tenco ripropose in nuove versioni: Io vorrei essere là e Vedrai vedrai. Ma, al di là di questi
ragionamenti, resta il fatto che Lontano,
lontano va considerata tra le più belle canzoni d'amore della musica
italiana, sia per il testo molto coinvolgente, che per la musica (e questo vale
anche per Mi sono innamorato di te, Angela e Ho capito che ti amo, altre canzoni di Tenco uscite alcuni anni
prima). A proposito del testo, tratta di un amore ormai concluso: un uomo fa un
viaggio con la fantasia e immagina che la sua ex, a distanza di molti anni,
grazie ad alcune particolari circostanze e con un po' di rimpianto, ancora
riesca a ricordarsi di quel lontano amore. Dalle notizie che ho trovato sul
web, pare che questo amore sia stato vissuto realmente dall'autore della
canzone, e ciò lo si può immaginare anche dal percepibile coinvolgimento di
Tenco nell'esecuzione canora del brano. Purtroppo, come accade spesso per le
espressioni artistiche di notevole valore, il disco non ebbe molto successo,
seppure oggi Lontano, lontano sia uno
dei brani musicali più conosciuti ed amati di Luigi Tenco.
DISCO:
Luigi Tenco – Lontano, Lontano
Etichetta: RCA Italiana – PM45 3355, RCA Italiana – PM45-3355
Formato: Vinile,
7", 45 RPM
Paese: Italia
Uscita: 1966
Genere: Pop
Elenco tracce:
A: Lontano, Lontano
(L. Tenco)
Coro: "I Cantori
Moderni" Di Alessandroni
Orchestra: R.Cini, La
Sua Orchestra
Durata: 2:43
B: Ognuno È Libero
(L. Tenco)
Orchestra: Ruggero
Cini E Il Suo Complesso
Durata: 2:39
TESTO:
E lontano, lontano nel
tempo
qualche cosa
negli occhi di un
altro
ti farà ripensare ai
miei occhi
i miei occhi che
t'amavano tanto
E lontano lontano nel
mondo
in un sorriso
sulle labbra di un
altro
troverai quella mia
timidezza
per cui tu
mi prendevi un po' in
giro
E lontano lontano nel
tempo
l'espressione
di un volto per caso
ti farà ricordare il
mio volto
l'aria triste che tu
amavi tanto
E lontano lontano nel
mondo
una sera sarai con un
altro
e ad un tratto
chissà come e perché
ti troverai a
parlargli di me
di un amore ormai
troppo lontano.
lunedì 29 maggio 2017
Cantautori italiani degli anni '70: Capitolo II - (1972-1973)
Se si dovesse
stabilire un anno di partenza che delimitasse la stagione d'oro della canzone
cantautorale italiana, penso che questo sarebbe senza dubbi il 1972. Fu in
questo preciso anno, infatti, che fecero il loro esordio nel mondo della musica
leggera italiana tre giganti della canzone d'autore: Riccardo Cocciante,
Francesco De Gregori e Antonello Venditti. Il primo, nel '72 debuttò con un
disco decisamente ambizioso intitolato Mu:
un album "a tema" che, come recita il titolo, ha come argomento
portante la leggenda del continente che scomparve nell'Oceano Pacifico. Dai
nomi dei musicisti che vi collaborarono, emerge anche come Cocciante fosse
vicino a quel rock progressivo che in Italia, proprio in quegli anni, si
distinse particolarmente per alcune opere di ottima qualità. Nel 1973, il
cantautore romano pubblicò un altro LP, intitolato Poesia. Qui nasce il Cocciante che, nei successivi dischi, maturerà
completamente; nelle dieci canzoni di questo lavoro infatti si riscontrano,
anche se ancora un po' sfumate, precise peculiarità artistiche e personali che
lo distinguono da tutti gli altri cantautori: una intensità e, più raramente,
una rabbia debordante; una malinconia che spesso diviene disperazione; la
ricerca dell'amore quasi mai contraccambiato, che ha, come esito finale, uno
stato di avvilita solitudine. Ma, come emerge anche dal titolo di questo album,
è possibile riscontrare anche la presenza della poesia, ovvero di testi molto
curati e tutt'altro che banali, scritti dai parolieri Marco Luberti e Paolo
Amerigo Cassella.
De Gregori e Venditti, già amici da anni, nel '72 esordirono
insieme con un album intitolato Theorius
Campus: nome col quale si facevano chiamare i due cantautori in quel tempo.
Sono dodici canzoni (sei eseguite da Venditti, quattro da De Gregori e due da
entrambi) di ottima qualità. Famosissime alcune come Roma capoccia, Ciao uomo
e Signora Aquilone, meno altre, si
distinguono per una non comune qualità dei testi,ai quali, pressoché in tutti i
brani, si dà più importanza rispetto alle musiche. Per quanto riguarda
l'ispirazione, non vi è dubbio che entrambi tennero ben presenti due artisti
internazionali di primo livello: Bob Dylan e Leonard Cohen (quest'ultimo citato
in una canzone).
I due continuarono a pubblicare LP separatamente; nel 1973
Venditti fece uscire L'orso bruno:
altro disco memorabile del quale segnalo E
li ponti so' soli e Lontana è Milano,
dove i temi della solitudine e dell'emigrazione sono trattati in modo quanto
mai appassionato. Sempre nel '73, lo stesso Venditti pubblicò un secondo album:
Le cose della vita, in cui emerge il
bellissimo pezzo Le tue mani su di me
(rieseguito ottimamente da Patty Pravo nel 1975).
De Gregori, sempre nel '73,
si fece notare con l'ottimo disco a 33 giri intitolato Alice non lo sa; le dodici canzoni presenti sorprendono per grande
maturità, impegno, alto valore poetico e originalità. Difficile sarebbe, almeno
per me, stabilire quali siano, fra queste, le migliori, visto che le definirei
tutte superlative (si tratta di uno dei migliori dischi della musica leggera
italiana). Quanto agli argomenti (così importanti nelle canzoni di De Gregori!)
e alle influenze, si nota una preferenza per temi che riguardano problemi
sociali e d'attualità (la solitudine, la guerra ecc.) ma non di rado
l'argomento è meno delineato; in questi ultimi casi viene a galla in modo
inequivocabile lo spessore poetico del testo.
Claudio Baglioni nel
1972 si affermò definitivamente con Questo
piccolo grande amore: un "concept album" che ha come tema
principale la nascita e la fine di un amore giovanile. Pur non spiccando per
l'impegno, le canzoni dell'LP si distinguono per l'esemplare interpretazione
del cantautore romano; per la descrizione, nei testi, delle vicende amorose che
si svolgono in una Roma estiva indimenticabile; per la qualità non indifferente
delle musiche, capaci di trasmettere già ai primi ascolti emozioni
particolarmente intense. Dello stesso, anche se meno conosciute, vanno
segnalate tre canzoni della colonna sonora del film Fratello sole, sorella luna (di questa però, Baglioni è soltanto
interprete). Nel 1973 Baglioni pubblicò un altro "concept album": Gira che ti rigira amore bello, in cui
spiccano brani musicali di ottima fattura come Amore bello e Io me ne andrei.
Fondamentale, nella creazione di tutti e due gli album citati, l'apporto del
produttore e compositore ligure Antonio Coggio.
Radici è il titolo del quarto album di Francesco
Guccini che uscì nel 1972. Sette canzoni che fanno la storia della canzone
d'autore italiana; La locomotiva, che
è il brano più famoso, si rifà ad un fatto veramente accaduto alla fine del XIX
secolo. Il vecchio e il bambino
sprigiona una indefinibile malinconia che nasce nel vedere il paesaggio mutato
dal prepotente avanzamento dell'industrializzazione; Canzone dei dodici mesi è una vera e propria poesia che sa
descrivere in modo stravagante ogni mese dell'anno. Incontro, che parla di due persone ritrovatesi a dieci anni dalla
fine del loro amore, possiede ancora una volta elementi malinconici non comuni;
Piccola città, infine, parla di
Modena: luogo in cui Guccini visse e che in questa canzone ricorda non
piacevolmente ma in modo personalissimo (tant'è che anche questo testo rimane
nella mente per la sua eccezionalità).
Sempre nel 1972 esce
il secondo album di Roberto Vecchioni dal titolo Saldi di fine stagione; consiste in otto eccellenti brani musicali
tra i quali spiccano La leggenda di Olaf
(in seguito incisa anche da Ornella Vanoni) e I pazzi sono fuori. Lo stile di Vecchioni è ancora quello degli
esordi e si basa su interpretazioni struggenti e testi mai banali che spaziano
dalle antiche leggende alla storia vera e propria, dalle vicende personali ad
argomenti di scottante attualità. Stesso discorso vale anche per il successivo
album del cantautore milanese: L'uomo che
si gioca il cielo a dadi, pubblicato nel 1973, che contiene anche la
bellissima Luci a San Siro.
Anche questi due anni
furono dominati (e non solo per quel che riguarda la vendita di dischi) dalla
coppia Lucio Battisti-Mogol; nel '72 infatti uscirono ben due album che portano
la loro firma: Umanamente uomo: il sogno
e Il mio canto libero; all'interno di
entrambi una sfilza di capolavori, tra i quali cito: I giardini di marzo, Innocenti
evasioni, E penso a te, Comunque bella, La luce dell'est, L'aquila,
Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi
ecc. Nel '73 incisero un altro disco: Il
nostro caro angelo, che, oltre al brano che dà il titolo all'album,
comprende: La collina dei ciliegi, La canzone della terra e Le allettanti promesse. Si può dire che
mai, in precedenza, la coppia artistica avesse sfornato così tante belle
canzoni. In questi LP si nota inoltre una leggera trasformazione della fattura
dei brani musicali, i quali risultano meno gridati; i testi poi, mostrano
spesso una sorta di amaro disincanto, unito, in taluni casi ad una buona dose
di arguta ironia.
Nel 1972 Lucio Dalla
partecipò, per il secondo anno consecutivo, al Festival di Sanremo con la
bellissima Piazza grande; fatto sta
che la canzone non ottenne i riconoscimenti attesi e certamente meritati, e il
cantautore emiliano chiuse definitivamente con la gara canora più famosa
d'Italia. Sempre nel '72, Dalla fece uscire un 45 giri che nel lato A contiene
un altra bella canzone: Sulla rotta di
Cristoforo Colombo. Nel '73 nacque una collaborazione decisamente sui generis, tra lo stesso Dalla e il
poeta italiano Roberto Roversi; da questa, a sua volta nacque un memorabile
album intitolato Il giorno aveva cinque
teste. Si tratta in tutto di dieci canzoni dove, oltre alla grande poesia
di Roversi, spiccano sia gli sperimentalismi sonori del geniale cantautore, sia
gli argomenti originalissimi e ben delineati che, quasi sempre, toccano
l'attualità più allarmante.
Altro debutto nella
scena musicale italiana è quello di Claudio Lolli, che pubblica nel 1972 il suo
primo album: Aspettando Godot. Si fa
subito notare per alcuni testi fortemente impegnati ed altri in cui si palesa
una malinconia straziante. Da segnalare, oltre a quello che dà il titolo
all'LP, sono almeno tre brani: Borghesia,
Michel e Quello che mi resta. L'anno dopo Lolli fece uscire un secondo album
intitolato Un uomo in crisi. Canzoni di
morte. Canzoni di vita; come spiega bene il titolo, questo disco può
dividersi in tre parti, ciascuna delle quali rappresenta gli stati d'animo del
cantautore. Da ricordare sono Un uomo in
crisi e Un uomo nascosto.
Un ennesimo debutto
vede protagonista Mauro Pelosi, cantautore romano poco conosciuto che nel 1972
pubblicò l'album La stagione per morire;
nelle nove canzoni del disco l'elemento più diffuso è un forte pessimismo unito
ad una tristezza che sfiora l'afflizione. I titoli dei brani musicali sono
eloquenti, a partire da quello che dà il titolo all'LP agli altri come Paura, Cosa aspetti ad andar via, Suicidio...
Di valore inferiore rispetto al primo, il secondo album di Pelosi: Il mercato degli uomini piccoli, che
uscì nel 1973.
Passando alle
generazioni più attempate, non si può non cominciare da Fabrizio De André, che nel
1972 fece uscire un solo 45 giri con la cover della celebre canzone di Leonard
Cohen: Suzanne; l'anno seguente invece
pubblicò un concept album intitolato Storia di un impiegato, che narra la
vicenda individuale e politica di un uomo che, seppure fuori dal contesto per
età e posizione, si ritrova a vivere direttamente il periodo caldo del Maggio
francese. Tra le canzoni più riuscite cito Al
ballo mascherato, Canzone del padre
e Il bombarolo.
Giorgio Gaber, in
questo biennio era ormai immerso totalmente nell'attività teatrale, che però si
continua a basare sulle ottime canzoni scritte da lui e da Sandro Luporini.
Tant'è che anche in questo periodo Gaber pubblicò dei dischi, e in particolare
va segnalato il doppio album del 1973 Far
finta di essere sani in cui troviamo alcuni brani mitici del cantautore
milanese come Lo shampoo, Un'idea, La nave e La libertà,
uniti ad altri altrettanto belli che mostrano la piena maturazione di Gaber,
sia per quel che concerne le tematiche trattate che per la presenza di una
quasi costante ironia sostanziata da ineguagliabile acume e genialità.
Piero Ciampi, nel
1973 pubblicò l'album Io e te abbiamo
perso la bussola, che contiene canzoni come Te lo faccio vedere chi sono io, Mia moglie, Io e te, Maria,
le quali rappresentano il meglio del cantautore toscano, perché in esse
raggiunge il culmine della sua arte, fatta di estrema passionalità, di
palpabile melanconia, di compiaciuta e disperata ironia e, ancora una volta, di
alta poesia.
Sempre a riguardo
della canzone d'autore italiana, ricapitolando ciò che rimane da dire, va
ricordata la canzone Col tempo sai,
cover di un brano musicale del cantautore francese Leo Ferré egregiamente
interpretata da Gino Paoli ed inserita dallo stesso nell'album Amare per vivere (1972). Vanno poi citati i due album fortemente
sperimentali di Franco Battiato: Pollution
(1972) e Sulle corde di Aries (1973)
così come quelli di Claudio Rocchi: La
norma del cielo (1972) e Essenza
(1973). Non va dimenticato Sergio Endrigo che nel '72 fece uscire un LP
dedicato al pubblico infantile e che si avvaleva della collaborazione del
grande cantante-poeta brasiliano Vinicius De Moraes; quindi, nel '73 pubblicò
un altro album di buona fattura intitolato Elisa
Elisa e altre canzoni d'amore. Infine
rammento Il mio cavallo bianco: disco
del veterano Domenico Modugno uscito nel 1973, al cui interno si trova la
famosa canzone L'anniversario, che
trattava l'argomento del divorzio, allora più attuale che mai per via del
referendum di nota memoria svoltosi nell'anno successivo.
lunedì 17 aprile 2017
Nel cuore, nell'anima
Un bambino
conoscerai,
non ridere, non
ridere di lui!
Nel mio cuor,
nell'anima
c'è un prato verde
che mai,
nessuno ha mai
calpestato, nessuno...
Se tu vorrai
conoscerlo
cammina piano perché
nel mio silenzio
anche un sorriso può
fare rumore.
Non parlare...
Nel mio cuor,
nell'anima
tra fili d'erba
vedrai
ombre lontane di
gente sola
che per un attimo è
stata qui
e che ora amo perché
se n'è andata via
per lasciare il posto
a te.
È, a mio parere, tra
le migliori canzoni create dal geniale duo Mogol-Battisti. Meravigliosi sono
musica e testo. Quanto alle interpretazioni: quella dell'Equipe 84,
cronologicamente uscita per prima in un 45 giri del 1967, è senz'altro di alto
livello (Maurizio Vandelli, ovvero il leader del gruppo, in quel periodo ed
anche negli anni successivi, era uno dei migliori interpreti italiani in
assoluto, anche grazie ad una voce notevole e personalissima). Ottima è poi la
parte iniziale del brano musicale, con gli archi che aprono in modo magistrale.
Molto bella è anche la versione dei Dik Dik, che avrebbero dovuto eseguire il
pezzo al posto dell'Equipe 84, e che invece dovettero rinunciare; comunque la
canzone fu pubblicata qualche anno dopo, all'interno di una raccolta di
successi del gruppo. Allo stesso livello, direi, è l'esecuzione del coautore:
Lucio Battisti; anche lui fece uscire il brano musicale su un 33 giri
pubblicato nel 1969, che fu anche il primo del cantautore laziale.
Mi sembra infine
opportuno spendere qualche parola per il poetico testo di Mogol. È un invito o,
se si vuole, una confessione fatta da un uomo alla donna amata: la richiesta
che egli fa è relativa alla sensibilità, al rispetto ed all'educazione: la si
invita infatti ad entrare in punta di piedi (senza fare rumore) nel verde prato
che simboleggia l'anima dell'uomo; questo è un luogo mai visitato, puro, dove
si possono ravvisare soltanto ombre lontane, ovvero altre anime con le quali egli
ha condiviso parti importanti della sua esistenza. Il fatto che si parli di
"gente sola" rende la spiegazione del testo più complicata, poiché
potrebbe trattarsi di persone che sono scomparse, e quindi, magari, dei genitori
dell'uomo (da qui anche la citazione delle ombre "lontane"). Ora
però, nella sua anima c'è posto soltanto per una presenza: quella della donna amata.
sabato 17 settembre 2016
Cantautori italiani degli anni '70: Capitolo I - (1970-1971)
Gli anni settanta
iniziarono, parlando esclusivamente di cantautori italiani, sulla falsa riga
degli ultimi anni del decennio precedente. Infatti, analizzando le canzoni
pubblicate nel 1970 ed il 1971, non si notano particolari innovazioni, né
personaggi che sappiano stravolgere le regole secondo le quali si muoveva a
quel tempo la canzone italiana.
Tra le cose da
menzionare, c'è la drastica decisione di Giorgio Gaber di abbandonare il mondo
della canzone, per abbracciare in toto
quello del teatro. La sua trasformazione
avvenne però gradualmente, tant'è che proprio in questi anni uscirono due suoi
ottimi 33 giri: Sexus e politica (1970) e I borghesi (1971); in quest'ultimo, Gaber mostra di saper interpretare alla grande alcuni
memorabili pezzi di Jacques Brel (I borghesi e L'amico tra le migliori canzoni).
Continuando a parlare
dei "vecchi" cantautori, o meglio, di coloro che già avevano trovato
una certa dimensione ed una notevole affermazione, ancora una volta Fabrizio De Andrè si
mostrò il migliore in assoluto; in questo lasso di tempo pubblicò due LP che
rimangono nella storia: La buona novella (1970), ispirato dai
vangeli apocrifi, e Non al denaro, non all'amore né al cielo (1971): un'ottima trasposizione musicale di alcuni versi tratti da "La
leggenda di Spoon River" di Edgar Lee Master.
Bruno Lauzi, in
questo periodo abbandonò il ruolo di cantautore per vestire soltanto i panni
dell'interprete: ottimo in verità, soprattutto se ci si riferisce ad alcune
canzoni della coppia Battisti-Mogol come Amore caro, amore bello e L'aquila.
Anche Enzo Jannacci
interpretò a modo suo canzoni di altri autori come Paolo Conte (Mexico e
nuvole), ma si fece notare anche per le sue geniali creazioni musicali,
presenti, per esempio, nell'album La mia gente (1970); da questo
disco voglio citare almeno due brani: Il dritto e Il Duomo di
Milano.
Sergio Endrigo ottenne
nuovi consensi di critica e di pubblico grazie alle sue partecipazioni
sanremesi, in particolare con L'arca di Noè (1970). Buono anche il
suo 33 giri Nuove canzoni d'amore (1971).
Meno positivo può
definirsi questo biennio per la produzione artistica di Gino Paoli, il quale
nel 1971 fece uscire ben tre album, discreti nella qualità, dove venivano riproposte anche sue canzoni
famosissime degli anni '60.
Piero Ciampi acquistò
popolarità grazie ad una canzone struggente di rara bellezza: Tu no (1970); nel 1971 uscì un album (che portava il suo nome) con alcune tra le sue
migliori canzoni di sempre come L'amore è tutto qui, Il
Natale è il 24 e Il vino.
Tra gli anni d'oro di
Lucio Battisti (e anche del paroliere Mogol) vi sono compresi il 1970 ed il
1971: in questi due anni pubblicò grandissimi successi come Fiori rosa,
fiori di pesco, Il tempo di morire, Emozioni, Anna, Pensieri e parole che, ancora oggi, sono
conosciuti dalla stragrande maggioranza del pubblico musicale italiano. Più
sperimentale risultò invece il Long Playing del 1971 intitolato Amore e
non amore.
Lucio Dalla,
finalmente, nel 1971 si affermò in modo superbo grazie alla bellissima 4/3/1943, canzone che partecipò anche al Festival di Sanremo. Dello
stesso anno è anche l'ottimo LP Storie di casa mia, che contiene
altri capolavori come Itaca, Il gigante e la bambina, La casa in riva al mare e Per due innamorati. Dalla in
quegli anni non scrisse i testi dei suoi brani musicali, avvalendosi della
collaborazione di ottimi parolieri, tra i quali ricordo Sergio Bardotti, Paola
Pallottino e Gianfranco Baldazzi.
Nel 1970 Francesco
Guccini ricominciò a pubblicare album (l'unico uscito fino a quell'anno era del
1967): Due anni dopo e L'isola non trovata sono i
titoli. In entrambi si ritrova la stessa poetica meditativa e polemica del
cantautore emiliano; si citano, tra i brani migliori: Primavera di
Praga, Ophelia, Il frate, Canzone di
notte.
Claudio Baglioni si
era affacciato nel mondo della musica leggera per la prima volta nel 1969,
quando aveva pubblicato il suo primo disco a 45 giri. Nel 1970 si ripropose
alla grande con un LP che portava il suo stesso nome. Malgrado il buon valore
dei brani musicali qui presenti, il disco non ebbe il successo sperato. Nel
1971 Baglioni si ripresentò al pubblico musicale con un 33 giri nuovo solo in
parte (sono infatti presenti alcune canzoni del precedente LP) intitolato Un cantautore dei giorni nostri; qui c'è anche Cincinnato: una delle interpretazioni migliori del cantautore
romano. Mi sembra giusto precisare che Baglioni, nella creazione delle canzoni
di questi dischi come in quelle dei futuri, si avvalse del contributo di
Antonio Coggio: musicista e amico del cantautore romano.
Bellissimo l'esordio
discografico di Roberto Vecchioni, che nel 1971 pubblicò il suo primo album
intitolato Parabola: qui, oltre al brano che dà il titolo al
disco, si trovano altre canzoni anche
famose, come Luci a San Siro, Improvviso paese, Cambio
gioco, che spiccano per qualità di musiche e di testi e per una interpretazione sempre "passionale".
Per il resto, va
segnalato un album di Domenico Modugno del 1971: Con l'affetto della
memoria, dove compare per la prima volta Amara terra mia: ottima
rielaborazione di una vecchia canzone popolare abruzzese. C'è poi un 45 giri di
Gipo Farassino del 1970 con due belle canzoni: Ballata per un eroe e Non piangere Maria. In questi anni debutta anche il giovane
Claudio Rocchi: nei suoi primi 33 giri: Viaggio (1970) e Volo
magico n. 1 (1971) si trovano alcune composizioni altamente poetiche come La tua prima luna e La realtà non esiste. Pochi oggi
ricordano il nome di Giorgio Laneve, cantautore in stile francese che iniziò a
pubblicare dischi a partire dal 1970; di questo anno è Amore dove
sei, mentre, del 1971 è un altro ottimo brano intitolato La
leggenda del mare d'argento; da ricordare anche l'intero album Amore e leggenda (1971). Infine merita una menzione anche il primo
album pubblicato da Franco Battiato nel 1971: Fetus: all'interno si trovano
otto composizioni musicali che hanno, come peculiarità principale, la netta
sperimentazione (e ciò è riferito anche ai testi); insomma, un disco troppo
"difficile" e ancora lontano da quelli che il cantautore siciliano
pubblicherà a partire dal 1979.
domenica 17 aprile 2016
Inutili memorie
Nei dischi a 45 giri
dei Pooh usciti durante gli anni '70, si trovano alcune canzoni pressoché
sconosciute del più famoso complesso italiano di sempre, che, malgrado ciò,
posseggono qualità non indifferenti. Una di esse è "Inutili memorie":
retro del singolo pubblicato nel 1974 (il lato A conteneva "Se sai, se
puoi, se vuoi"). Il testo, seppure non sia da buttare, non si discosta dai
molti che hanno caratterizzato le canzoni dei Pooh sia in quel determinato
periodo che in altri precedenti e successivi: tratta infatti della fine di un
rapporto amoroso; in particolare, fin dalle prime parole, si intuisce che un
uomo è rimasto da solo in una casa dove la coppia ha vissuto per un certo tempo;
qui si presenta un altro uomo, conoscente della donna assente, per recuperare
alcuni oggetti di lei rimasti ancora in casa. In sostanza, il discorso
dell'uomo abbandonato, vuole mettere in risalto il bilancio totalmente fallimentare
di questa relazione giunta al suo epilogo, sottolineando che non vale la pena
neppure di ricordarla più di tanto, e per questo motivo, di tale periodo della
vita dei due, rimangono soltanto inutili
memorie. Molto più suadente del testo è la musica di Roby Facchinetti, che,
con pochi, semplici accordi riesce a creare un'atmosfera decisamente gradevole;
l'orchestrazione e le voci del gruppo fanno il resto, sì che pur avendola
scoperta con molto ritardo, considero questa canzone dei Pooh tra le migliori
di sempre. Peccato che quasi nessuno la conosca.
INUTILI MEMORIE
(V. Negrini - R.
Facchinetti)
Lascio prendere
quel che c'era qui
ancora di tuo
c'è un signore che
si presenta qui in
nome tuo
ne sa di nomi
È con calma che
sta insegnandomi
cosa sei
confusioni che
mai risolte qui
porti a lui
mi dà un consiglio,
se ne va
Pace sia
se fossi intelligente
pace sia
per l'anima e la
mente
libertà
sei da recuperare
tempo fa
l'avrei saputo fare
Dalla mia
la dignità violata
facile
considerarti odiata
facile
se fossi come ero
libero
su libero sentiero
Ma sui vetri
rivolti a un dolce
sole c'è
l'indistinta e
sconfitta ombra
di me e di te
m'interroga...
Al mio viso due
mani, un'anima
noi qui, io
trascinandomi
oppure in corsa fui
sempre io
che ne resta
non lo so
Rifiutai
per darti il mio
presente
ciò di me
che forse era
importante
e ascoltai
per farti ritrovare
ciò di te
che si lasciava
andare
Restano
due strade da seguire
inutili
memorie custodire
ho di te
che niente mi hai
lasciato
fare sì
che niente sia
esistito
Possa estinguersi
l'inquietante
impressione che
lascio prendere
insieme al resto
anche il
senso a me
di esistere
Uomo e non di più
ieri e sempre più
sono io
tu lo voglia o no
tu ci creda o no
io vivrò
tu esista o no
giovedì 31 marzo 2016
La mia musica
Tra le canzoni italiane migliori degli anni '80 inserirei sicuramente "La mia musica" di Toto Cutugno. Penso che pochi se la ricordino, visto che non fu un grande successo commerciale, né vinse alcuna competizione canora; pure possiede delle qualità, primariamente musicali e secondariamente testuali (si tratta di una collaborazione tra il cantante italiano e due chansonnier francesi). Iniziando con la musica non si può negare che la melodia sia accattivante e molto orecchiabile: soprattutto il ritornello principale rimane nella testa di chi ascolta. Il testo, che dovrebbe essere di origine francese, è una sorta di "amarcord", un ricordo dei principali momenti della vita di un giovane uomo, inframezzati da ripetute dichiarazioni d'amore nei confronti della musica. Non si può negare la sincerità, riguardo a quest'ultimo concetto espresso dal cantante toscano nelle sue note, visto che ha dedicato alla composizione di canzoni un'intera vita, tra l'altro con grandi soddisfazioni (certamente meritate). Non fu però soddisfacente, come già ricordato, il risultato delle vendite di questo 45 giri uscito, se non sbaglio, nella primavera del 1981. In seguito, Cutugno non pubblicò dischi per circa un anno; nel 1982 fece uscire il suo terzo album, intitolato proprio "La mia musica", dove il pezzo apre la serie di canzoni; riapparve poi al Festival di Sanremo dell'anno successivo, con quello che ancora oggi è il suo brano per eccellenza: "L'italiano" (che, clamorosamente, non vinse la competizione).
LA MIA MUSICA
(Salvatore Cutugno - Pierre Delanoe - Charles Michel Sardou)
E torno indietro con il tempo
trent'anni e più son già del vento
un pianoforte, un po' d'amore
e una gran donna dentro il cuore.
Lo so che hai ragione tu,
lo so che ti trascuro un po'
e che ti lacio troppo sola,
per la mia musica che vola,
ma ci sei solo tu.
E torno indietro con il tempo
vent'anni sono già del vento
ciao marinaio, ciao aviere,
ciao compagnia mangiare e bere.
Suona la tromba tra le dita,
alzarzi all'alba che fatica
ciao caporale un po' coglione,
ciao signorsì, ciao gavettone.
Adesso ho la mia musica
Do re mi re do si la sol
Melodia nel cuore nell'anima
Musica: do re mi re do si la sol
Melodia nel cuore nell'anima.
E torno indietro con il tempo
sedici anni sono già del vento
ricordo il treno e la stazione
il primo amore che emozione.
La stessa età, la stessa scuola,
sei la piu' bella, sei la sola,
il primo bacio nel portone
e poi la mia prima canzone.
Adesso ho la mia musica
Do re mi re do si la sol
Melodia nel cuore nel'anima
Musica: do re mi re do si la sol
Melodia nel cuore nel'anima.
E torno indietro con il tempo
6 anni sono gia' del vento
e mangio musica e frittelle
amo la luna, amo le stelle.
Mio padre con la tromba in mano,
mia madre ascolta piano piano,
da grande voglio inventare
poesie e canzoni da cantare.
Musica do re mi re do si la sol
Melodia nel cuore nel'anima
Musica do re mi re do si la sol
Melodia nel cuore nel'anima
LA MIA MUSICA
(Salvatore Cutugno - Pierre Delanoe - Charles Michel Sardou)
E torno indietro con il tempo
trent'anni e più son già del vento
un pianoforte, un po' d'amore
e una gran donna dentro il cuore.
Lo so che hai ragione tu,
lo so che ti trascuro un po'
e che ti lacio troppo sola,
per la mia musica che vola,
ma ci sei solo tu.
E torno indietro con il tempo
vent'anni sono già del vento
ciao marinaio, ciao aviere,
ciao compagnia mangiare e bere.
Suona la tromba tra le dita,
alzarzi all'alba che fatica
ciao caporale un po' coglione,
ciao signorsì, ciao gavettone.
Adesso ho la mia musica
Do re mi re do si la sol
Melodia nel cuore nell'anima
Musica: do re mi re do si la sol
Melodia nel cuore nell'anima.
E torno indietro con il tempo
sedici anni sono già del vento
ricordo il treno e la stazione
il primo amore che emozione.
La stessa età, la stessa scuola,
sei la piu' bella, sei la sola,
il primo bacio nel portone
e poi la mia prima canzone.
Adesso ho la mia musica
Do re mi re do si la sol
Melodia nel cuore nel'anima
Musica: do re mi re do si la sol
Melodia nel cuore nel'anima.
E torno indietro con il tempo
6 anni sono gia' del vento
e mangio musica e frittelle
amo la luna, amo le stelle.
Mio padre con la tromba in mano,
mia madre ascolta piano piano,
da grande voglio inventare
poesie e canzoni da cantare.
Musica do re mi re do si la sol
Melodia nel cuore nel'anima
Musica do re mi re do si la sol
Melodia nel cuore nel'anima
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